A Cetona "La Guerra dentro" di Barbara Schiavulli

 

A Cetona "La Guerra dentro" di Barbara Schiavulli

Non solo gli “addetti ai lavori” hanno il privilegio di conoscere le persone che stanno dietro “le notizie” , i “reportage”, le “foto” o i “video” diffusi dai giornali o telegiornali verso ignari e distratti cittadini alle prese con i loro “piccoli” problemi quotidiani. Ecco che allora presentare al pubblico cetonese il libro la “Guerra dentro” di Barbara Schiavulli con la partecipazione di un “esperto elettorale” e un “ufficiale aviatore” come ha fatto la Fondazione Balestrieri sabato 22 novembre nel ciclo “Appuntamenti d’Autunno”, è stato davvero significativo.

Sono bastati solo alcuni minuti di testimonianze ben raccontati per catalizzare l’attenzione del numeroso pubblico presente nella sala dell’Ex Chiesa dell’Annunziata. Sono questi gli “incontri” dove scopri che una definizione di “esperto elettorale” come quella attribuita a Carlo Ferruccio Accame è un po’ riduttiva se pensi che stai ascoltando un racconto di qualcuno che come volontario delle Nazioni Unite per l’UNTAC è andato nello stato della Cambogia, già martoriato dalle stragi di Pol Pot, ad organizzare le elezioni democratiche nella provincia di Dam Dek. Alla fine comprendi che quel ruolo di “formatore di osservatori elettorali” è significativo perché porta con sé l’aspetto emozionale sconosciuto ai molti, provato nelle esperienze dell’Asia, dell’Africa, in Medio Oriente, nei Balcani e Paesi ex  Unione sovietica. In luoghi e situazioni dove ci si addormenta o ci si sveglia con il sibilo delle bombe di mortai.

Sono bastati solo dieci minuti per comprendere l’aspetto umano di un rigido “ufficiale aviatore” della Guardia di Finanza, come quello di Alessandro Silvestri, abilitato al volo su velivolo dotato di “telerilevamento”. In pratica uno di quelle “persone” che nelle 2300 ore di volo, anche all’insaputa degli affetti familiari, hanno conseguito importanti risultati nel campo del sequestro di stupefacenti “a 40 minuti da casa nostra”. Sono quelli che oltre alle numerose missioni anche “fuori area” come in Senegal, Capo Verde, Albania e Spagna  “vanno a individuare” in mare aperto le “vittime” dell’immigrazione clandestina.

E’ per questo che prima di parlare del libro di Barbara Schiavulli è stato necessario far parlare alcuni testimoni  di un mondo apparentemente lontano dalla nostra quotidianità . Perché il libro di Barbara Schiavulli è dedicato interamente alle emozioni dei soldati. Di quelle emozioni rimaste inespresse che non arrivano al “cittadino che vive lontano dalla realtà delle Forze Armate” e che “ conosce solamente quello che raccontano i media, nella maggior parte dei casi quando i militari muoiono”.

“E’ già una contraddizione andare in missione di pace sapendo di essere in guerra e la guerra trasforma le persone, mette a nudo il proprio essere, può rendere più forti le persone ma può, allo stesso tempo, renderle fragili e mettere in discussione i propri limiti. Nessuno torna come è partito, molti sono morti ed altri tornano a casa faticando per riadattarsi. E’ questo il leit motiv che lega le dieci storie narrate da Barbara. “La Guerra dentro” entra prepotentemente nella vita di dieci militari che hanno trascorso un lungo periodo in zone di crisi lontani dai loro cari.”

Non poteva che essere così la presentazione di questo libro di Barbara Schiavulli, facendo conoscere dal “vivo” le emozioni di coloro che stanno dietro le immagini, le notizie, i racconti.  

E Barbara Schiavulli è una “giornalista di guerra”. Anzi, “una giornalista freelance di guerra”. Come lei stessa ammette in un suo recente pezzo “non per scelta, ma perché nessuno mi ha mai assunto, nonostante lo volessi con tutta me stessa e abbia fatto tutto quello che secondo me, sia stato professionalmente possibile. Ho avuto la presunzione di pensare che se fossi stata abbastanza brava, prima o poi qualcuno mi avrebbe voluta. Col tempo ho scoperto che qui non funziona così.”

Con questo “Appuntamento” la Fondazione Balestrieri ha avuto anche l’onore di far conoscere “cosa significa essere freelance oggi”: rischiare la vita a proprie spese. E alla domanda “ma chi te lo fa fare?” non poteva esserci migliore risposta: “Non ho mai mollato, nonostante sia stata in equilibrio sul baratro diverse volte, invece sono ancora qui, perché amo questo lavoro. Perché non c’è niente di più importante che sapere che si sta facendo la cosa giusta. E chi dice che è una mia scelta, dico che non si sceglie di essere se stessi, lo si è e basta.


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