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Lectio Magistralis su L’Utilità dell’inutile

Lectio Magistralis su L’Utilità dell’inutile

Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura e comincio dalla Divina Commedia”. E’ stata dibattuta molto l’infelice uscita di un illustre Ministro di uno dei tanti governi italiani dell’epoca. Purtroppo quella battuta ha creato un “postulato” che nella società civile odierna è stato assunto come fondamento di una tesi: con la Cultura non si mangia.

Come se non bastasse anche il Presidente Barack Obama incontrando dei giovani nel Wisconsin ebbe ad incoraggiarli a prendere in considerazione la possibilità di ottenere qualifiche in settori che fanno guadagnare di più “di quello che potrebbero con una laurea in storia dell’arte”. Tradotto in italiano: con l’arte non si mangia.

E allora che fare davanti a tentativi restaurativi di soggetti forti che si propongono come “pienamente umani” ma che tendono a imporre alla collettività una “norma morale” come se essa fosse naturale, condivisa, collettivamente accettata?

Rinchiudersi in un “tempio” come degli “eretici” a condividere con uno dei filosofi italiani l’assunto che “non è vero – neanche in tempo di crisi – che è utile solo ciò che produce profitto”.

L’occasione ce l’ha data la Fondazione Balestrieri in questo Appuntamento d’autunno con la presentazione del saggio “L’utilità dell’inutile” di Nuccio Ordine professore ordinario di Letteratura Italiana nell’Università della Calabria.

“Ho scritto questo libro perché volevo mostrare ai ragazzi che il gratuito e il disinteressato sono cose essenziali all’umanità”…”utile è tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori”.

Due ore appassionate a dissertare sullo stato delle Università e i professori burocrati “…al servizio della gestione commerciale delle aziende universitarie”. Come non condividere l’assunto che “l’essenza della cultura si fonda esclusivamente sulla gratuità”. Come non essere convinti del fatto che “senza una dimensione pedagogica, completamente lontana da ogni forma di utilitarismo, sarebbe ben difficile, per il futuro, continuare a immaginare cittadini responsabili, capaci di abbandonare i propri egoismi per abbracciare il bene comune, per esprimere solidarietà, per difendere la tolleranza, per rivendicare la libertà, per proteggere la natura, per sostenere la giustizia…”

Una vera e propria “ Lectio Magistralis” rivolta a una platea attenta e interessata che non si aspettava davvero sul finale una denuncia forte come quella sull’agire della “politica” che tende a togliere sempre più “diritti a chi ha diritto” – leggi articolo 18 – favorendo gli interessi dei poteri forti rimandando la reintroduzione del reato di “falso in bilancio”.

Se c’era la necessità di ascoltare finalmente qualcuno pronunciare “cose di sinistra”…con il Prof. Nuccio Ordine è stato accontentato…e questo succede quando si persegue in “modo libero e disinteressato il sapere inutile”, una condizione questa dove si ottiene il meglio di se stessi…


Foto "Generazioni migranti"

Foto del convegno "Generazioni migranti"

A Cetona "La Guerra dentro" di Barbara Schiavulli

 

A Cetona "La Guerra dentro" di Barbara Schiavulli

Non solo gli “addetti ai lavori” hanno il privilegio di conoscere le persone che stanno dietro “le notizie” , i “reportage”, le “foto” o i “video” diffusi dai giornali o telegiornali verso ignari e distratti cittadini alle prese con i loro “piccoli” problemi quotidiani. Ecco che allora presentare al pubblico cetonese il libro la “Guerra dentro” di Barbara Schiavulli con la partecipazione di un “esperto elettorale” e un “ufficiale aviatore” come ha fatto la Fondazione Balestrieri sabato 22 novembre nel ciclo “Appuntamenti d’Autunno”, è stato davvero significativo.

Sono bastati solo alcuni minuti di testimonianze ben raccontati per catalizzare l’attenzione del numeroso pubblico presente nella sala dell’Ex Chiesa dell’Annunziata. Sono questi gli “incontri” dove scopri che una definizione di “esperto elettorale” come quella attribuita a Carlo Ferruccio Accame è un po’ riduttiva se pensi che stai ascoltando un racconto di qualcuno che come volontario delle Nazioni Unite per l’UNTAC è andato nello stato della Cambogia, già martoriato dalle stragi di Pol Pot, ad organizzare le elezioni democratiche nella provincia di Dam Dek. Alla fine comprendi che quel ruolo di “formatore di osservatori elettorali” è significativo perché porta con sé l’aspetto emozionale sconosciuto ai molti, provato nelle esperienze dell’Asia, dell’Africa, in Medio Oriente, nei Balcani e Paesi ex  Unione sovietica. In luoghi e situazioni dove ci si addormenta o ci si sveglia con il sibilo delle bombe di mortai.

Sono bastati solo dieci minuti per comprendere l’aspetto umano di un rigido “ufficiale aviatore” della Guardia di Finanza, come quello di Alessandro Silvestri, abilitato al volo su velivolo dotato di “telerilevamento”. In pratica uno di quelle “persone” che nelle 2300 ore di volo, anche all’insaputa degli affetti familiari, hanno conseguito importanti risultati nel campo del sequestro di stupefacenti “a 40 minuti da casa nostra”. Sono quelli che oltre alle numerose missioni anche “fuori area” come in Senegal, Capo Verde, Albania e Spagna  “vanno a individuare” in mare aperto le “vittime” dell’immigrazione clandestina.

E’ per questo che prima di parlare del libro di Barbara Schiavulli è stato necessario far parlare alcuni testimoni  di un mondo apparentemente lontano dalla nostra quotidianità . Perché il libro di Barbara Schiavulli è dedicato interamente alle emozioni dei soldati. Di quelle emozioni rimaste inespresse che non arrivano al “cittadino che vive lontano dalla realtà delle Forze Armate” e che “ conosce solamente quello che raccontano i media, nella maggior parte dei casi quando i militari muoiono”.

“E’ già una contraddizione andare in missione di pace sapendo di essere in guerra e la guerra trasforma le persone, mette a nudo il proprio essere, può rendere più forti le persone ma può, allo stesso tempo, renderle fragili e mettere in discussione i propri limiti. Nessuno torna come è partito, molti sono morti ed altri tornano a casa faticando per riadattarsi. E’ questo il leit motiv che lega le dieci storie narrate da Barbara. “La Guerra dentro” entra prepotentemente nella vita di dieci militari che hanno trascorso un lungo periodo in zone di crisi lontani dai loro cari.”

Non poteva che essere così la presentazione di questo libro di Barbara Schiavulli, facendo conoscere dal “vivo” le emozioni di coloro che stanno dietro le immagini, le notizie, i racconti.  

E Barbara Schiavulli è una “giornalista di guerra”. Anzi, “una giornalista freelance di guerra”. Come lei stessa ammette in un suo recente pezzo “non per scelta, ma perché nessuno mi ha mai assunto, nonostante lo volessi con tutta me stessa e abbia fatto tutto quello che secondo me, sia stato professionalmente possibile. Ho avuto la presunzione di pensare che se fossi stata abbastanza brava, prima o poi qualcuno mi avrebbe voluta. Col tempo ho scoperto che qui non funziona così.”

Con questo “Appuntamento” la Fondazione Balestrieri ha avuto anche l’onore di far conoscere “cosa significa essere freelance oggi”: rischiare la vita a proprie spese. E alla domanda “ma chi te lo fa fare?” non poteva esserci migliore risposta: “Non ho mai mollato, nonostante sia stata in equilibrio sul baratro diverse volte, invece sono ancora qui, perché amo questo lavoro. Perché non c’è niente di più importante che sapere che si sta facendo la cosa giusta. E chi dice che è una mia scelta, dico che non si sceglie di essere se stessi, lo si è e basta.


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