Cronologia - Vita e opere

1872 - Il 12 settembre Lionello Arduino Balestrieri nasce a Cetona (SI), in una famiglia di modestissime condizioni economiche, da Torello Balestrieri, muratore cetonese, e Agnese Bassi, di Santa Fiora.
1886 - La famiglia Balestrieri si trasferisce a Roma e Lionello, oramai quattordicenne, si iscrive all'Istituto di Belle Arti: la sua passione per l'arte è già tanto forte a spingerlo a questa scelta nonostante il parere sfavorevole del padre, che avrebbe prferito che il figlio apprendesse un mestiere più redditizio e sicuro. Al 1886 risale un piccolo quadro a olio, forse uno studio dal vero eseguito per la scuola.


1887 - La famiglia si trasferisce a Napoli per impegni di lavoro di Torello Balestrieri e Lionello si iscrive all'Accademia delle Belle Arti di Napoli. Un autoritratto a carboncino porta la data del 1887.
1889 - Lascia temporaneamente la scuola per lavorare come pittore di stanze con un capomastro di nome Risi, in cerca di un guadagno per poter sposare una ragazza.
1891 - Si trasferisce anche a Palermo per un breve periodo, dove lavora all'allestimento dell'Esposizione Nazionale.
1892 - Lionello riprende a frequentare l'Accademia dove era tornato ad insegnare Domenico Morelli. L'influenza del maestro fu a lungo fondamentale per la formazione e lo sviluppo della sua personalità artistica. A Napoli segue anche i corsi di Gioacchino Toma e Filippo Palizzi.
1894 - Forse per seguire un nuovo amore, più verosimilmente per tentare la fortuna artistica nella grande capitale europea, così come molti altri artisti del suo tempo, Lionello si trasferisce a Parigi, dove entra in contatto con il fotografo ed editore di fotografie d'arte Eduardo Fiorillo e con Osvaldo Tofani, illustratore, con il quale presto comincia a collaborare, producendo numerose illustrazioni per feuilletons di grande successo nella Parigi di fine secolo. Lionello abita dapprima in un albergo, poi in un appartamento che condivide con un suo compagno d'Accademia; insieme continuano anche a frequentare un altro compagno, un francese, conducendo una vita da bohèmiens.
1895 - La prima opera parigina del pittore sembra essere un'Ofelia di cui Lionello non è per niente soddisfatto, così come del Ritratto di Madame T., ossia della signora Tofani, riammesso dalla giuria del Salon des Artistes Francais dopo una prima esclusione, per essere esposto tra le fila dei quadri di minor valore all'importante evento artistico parigino.
1896 - Incontra Giacomo Puccini, giunto a Parigi sull'onda del successo della Bohème.
1897 - Torna a Napoli per un brevissimo periodo, forse ancora in cerca dell'amata che lo aveva già attirato a Parigi pochi anni prima, e che nel frattempo si era fidanzata con un giovane barone napoletano. Durante questo soggiorno forse dipinge un ritratto della madre che rispecchia quel gusto realista della coeva pittura npoletana.  Tornato a Parigi viene raggiunto dal suo amico violinista Giuseppe Vannicola, con il quale divide un nuovo appartamento in Avenue Mac-Mahon 7. Intanto espone al Salon il dipinto En attendant la glorie, ispirato a una notte bohèmienne trascorsa con Vannicola e "Durand" (l'amico francese di cui sopra) nella loro soffitta. La critica parigina comincia a interessarsi al giovane artista italiano dall'animo romantico e bohèmien. Superata ormai la delusione d'amore, sposa Giuditta Fiorillo e si trasferisce in Rue Des Combes 2.
1898 - Nasce il primo figlio di Giuditta e Lionello, Marcello. In questo primo periodo parigino, il pittore, che si ispira alla sua vita reale e bohèmien per volti, ambienti e situazioni, predilige i luoghi scarsamente illuminati, generalmente soffitte e ateliers con una fioca luce artificiale, le scene crepuscolari e notturne, le atmosfere raccolte e silenziose dal gusto ancora fortemente romantico, i cui contenuti patetici sono accentuati dagli effetti di chiaroscuro. Il dipinto La morte di Mimì, esposto nel 1898 al Salon di Parigi e poi acquistato dall'editore musicale Angelo Sommaruga per la cifra di 4000 franchi, si colloca in pieno in questa fase della carriera artistica di Balestrieri.
1899 - Nasce il secondo figlio Rolando.
1900 - Dopo un lavoro faticoso e quasi straziante, espone il Beethoven all'Esposizione Universale di Parigi, dove conquista la medaglia d'oro nella sezione italiana. Il successo del Beethoven fu enorme: riprodotto in fotografia - cosa ancora rara a quel tempo - il quadro fu conosciuto e apprezzato in tutta Europa e persino in America. Da allora Balestrieri divenne per tutti, e suo malgrado, il "pittore della musica", etichetta che lo ossessionò pesantemente negli anni successivi e che offuscò il pregio di altre sue notevoli opere agli occhi della critica nternazionale.
1901 - Il Beethoven viene inviato a Venezia alla Biennale, quindi acqustato dal Museo della Rivoltella di Trieste dove tuttora è esposto. Grazie alla vendita del Beethoven il Balestrieri effettua con la sua famiglia un viaggio in Italia, a Cetona prima, poi a Napoli, dove visita il suo amato maestro Domenico Morelli, ormai in fin di vita, scena che ritrae nel dipinto Le ultime ore di Domenico Morelli. A Napoli incontra Salvatore di Giacomo, fino ad allora contattato solo per corrispondenza, con il quale stringe una duratura amicizia e un vero e proprio sodalizio artistico. Spinto dalla volontà di eseguire lui stesso copie fedeli dei suoi quadri piuttosto che affidare questo compito agli editori che ne acquisiscono i diritti, Balestrieri lavora sempre più assiduamente come incisore, producendo interessanti punte secche, acquetinte e acqueforti che ritraggono momenti della vita parigina, scene romantiche, paesaggi, opere a soggetto musicale. Partecipa al Salon parigino e ottiene la Menzione d'Onore con l'opera L'Oeuvre d'Emile Zola.
1902 - Espone a Monaco i dipinti La Liseuse, acquistato dal governo francese per il Musée du Luxemburg, oggi nei depositi del Musée d'Orsay, e Le ultime ore di Domenico Morelli. Espone Musette al Salon di Parigi.
1903 - La famiglia Balestrieri si trasferisce in Rue Michelange 81. Balestrieri partecipa al Salon parigino con il Trittico di Chopin, che gli vale una medaglia di III classe. Espone alla Biennale di Venezia Le ultime ore di Domenico Morelli. Espone il Trittico di Chopin e La Reveuse al Salon Triennal de Beaux-Arts di Bruxelles. Vende i diritti di riproduzione del Trittico di Chopin alla Societé photographique réproductions artistiques di Parigi, per la cifra di 3000 franchi. La Civica Galleria Marangoni di Udine acquista per 4000 lire il dipinto Le ultime ore di Domenico Morelli.
1904 - Nasce la terza figlia di Giuditta e Lionello, Iolanda. Muore il suocero di Lionello, Eduardo Fiorillo. Espone al Salon il dipinto La Liseuse. Espone alla Promotrice di Napoli un bozzetto de Le ultime ore di Domenico Morelli, i dipinti La Reveuse, Canale di S. Martino, Boulevard Periere e Notturno e l'acquarello Frammenti del Beethoven, con i quali vince il premio di 500 lire del settore pittura. Partecipa al Premier Salon de la Gravure en Couleur alla Galleria Georges Petit in Rue de Séze a Prigi, con Il bacio, Il disgelo, Sous le parapluie, Effet de lune (acquistato dallo Stato francese per il Musée du Luxembourg).
1905 - Espone al Salon parigino La femme du poète. Espone alla Biennale di Venezia una serie di acqueforti, tra cui Il bacio, In viaggio e L'inconnu (acquistato dalla Galleria d'arte moderns di Venezia) e l'acquarello Brasserie ò Montmatre. Partecipa al Salon de la Gravure en Couleur.
1906 - Balestrieri viene nominato Presidente della Società degli artisti italiani a Parigi. Espone La Liseuse al Musée du Luxembourg. Partecipa al Salon parigino con Brasserie à Montmatre, Attesa dall'editore.
1907 - Il 27 Maggio viene insignito dell'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia. Partecipa alla VII Biennale di Venezia con il quadro La femme du poète, acquistato dalla Galleria d'Arte Moderna di Palermo, e con due acqueforti, Crepuscolo e Heidelberg, acquistate da privati. Partecipa al Salon de la Gravure en Couleur con Récit de chasse, Venise, Parsifal, Tristano e Isotta, Les Matines, LìAdieu.
1908 - Espone al Salon parigino Mattutino. Partecipa al Salon de la Gravure en Couleur di Parigi con Soir d'autumne, La sérénade, Recuillement, Abandon, Cyrano de Bergerac.
1909 - Espone alla Biennale di Venezia le acqueforti Parsifal e Mattutino e il quadro Graziella. Partecipa al Salon de la Gravure en Couleur di Parigi con La roulotte, Le jouer d'orgue, Louse, Un coin de boulevard, Jour de fete, Lae rapide.
Espone il Trittico di Chopin alla VI Esposizione Internazionale d'Arte di Barcellona e si aggiudica una medaglia.
1910 - Partecipa al Salon parigino con I lavori della metropolitana a Parigi. Alla IX Biennale di Venezia, anticipata di un anno per non sovrapporsi alla grande Esposizione d'Arte di Roma nel 1911 per lla celebrazione del cinquantesimo anniversario del Regno d'Italia, espone le acqueforti colorate I Vespri e Serenata e il dipinto La pioggia. Partecipa al Salon de la Gravure en Couleur di Parigi con Contrabandiers de Carmen, Valkyrie, Faust, Marguerite à l'église, Vespri e Vita serena. Vende l'acquarello Brasserie à Montmatre per 4000 franchi.
1911 - Intraprende un viaggio in Bretagna, grazie al quale entra in contatto con opere della scuola di Pont-Aven, la cui influenza è forse riscontrabile nello schiarirsi della tavolozza: le opere del pittore diventano chiare, ariose, luminose. Anche nei quadri di ambientazione notturna i colori sono più limpidi, i bianchi e i rossi sono curati con particolare attenzione. Nel secondo decennio del nuovo secolo Balestrioeri, lasciati da parte i soggetti musicali, diventa vivace cronista della vita parigina con opere che stilisticamente rimangono comunque legate al realismo napoletano, che costituisce la sua modalità esecutiva mai definitivamente abbandonata. A questo secondo periodo parigino appartengono anche numerosi ritratti femminili e maschili, in cui Balestrieri dimostra la sua natura di pittore essenzialmente di figura, capace di cogliere sapientemente umori, sensazioni e atteggiamenti dei suoi soggetti, familiari e non. Partecipa al Salon parigino con Il pazzo e i savi. Partecipa al Salon de la Gravure en Couleur con Les grands boulevards.
1912 - Balestrieri incontra per la prima volta Marinetti all'Esposizione futurista tenutasi alla Galleria Bernheim-Jeune di Parigi. Una lettera di Ettore Ferrara indirizzata a Balestrieri e datata 24/08/1912 rivela che il pittore stava già cercando un possibile impiego in Italia e si rivolge a Ferrari per cercare un aiuto. L'amico pittore gli suggerisce di tentare la via dell'insegnamento professionale artistico. Espone al Salon di Parigi La récolte du goemon à ST Brévin e uno Studio, ritratto della moglie. Espone Il pazzo e i savi alla Biennale di Venezia. Partecipa al Salon de la Gravure en Couleur con Wagner ò Paris, Mort de Tristan, La Glu, Calvaire Breton.
1914 - Lo scoppio della guerra riconduce Balestrieri in Italia, a Napoli, dove riceve l'incarico di dirigere il Museo d'Arte Industriale e poi l'Istituto d'Arte Industriale, come già a suo tempo aveva fatto Domenico Morelli. Dapprima accetta il compito con poco entusiasmo, ma ben presto viene fortemente coinvolto dai problemi organizzativi ed economici della scuola, tanto da avanzare proposte di riforme radicali per l'insegnamento dell'arte e delle discipline pratiche, nonchè dell'ambiente artistico napoletano, scontrandosi apertamente con vari esponenti istituzionali e con il personale stesso dell'istituto per affermare i principi dell'impossibilità di gerarchizzare i prodotti dell'arte e della necessità di produrre oggetti al passo con l'evoluzione del gusto estetico avvenuta nel nuovo secolo. Partecipa al Salon dell'aprile 1914 con La toilette de la poupée, quadro che, insieme al trittico in bianco e nero Vita serena, espone nuovamente alla successiva Biennale di Venezia.
1915 - La famiglia Balestrieri ritorna a Parigi per un breve periodo: Lionello stampa ancora due acqueforti.
1916 - Da una lettera datata 27/09/1912 risulta che Balestrieri, nuovamente a Parigi, chiede e ottiene per uno dei suoi figli un impiego presso la Galleria Georges Petit al Service des Estampes.
1917 - La Galleria d'Arte Moderna di Palermo acquista per 2800 lire il dipinto Mattutino.
1918 - I due figli maschi di Lionello, Marcello e Rolando, partono per il fronte. Dal dopoguerra Balestrieri, nelle vesti di direttore Dell'Istituto di Napoli, comincia a frequentare assiduamente ambienti futuristi, entusiasmato dalle prospettive di cambiamento dell'arte e della società e dall'esaltazione della modernità che essi propongono. Sempre più coinvolto dal problema del rinnovamento dell'ambiente artistico napoletano partecipa, tra gli anni Venti e Trenta, ai numerosi tentativi di istituzionalizzazione del ruolo degl artisti con la creazione di sindacati, associazioni e corporazioni, in massima part6e destinati a fallire entro breve tempo dalla loro fondazione.
1920 - Si dimette dalla XXIII Commissione del Dopoguerra per la riforma dell'insegnamento artistico, profondamente deluso dal clima di immobilismo e dalla mancanza di intraprendenza dei suoi colleghi nell'affrontare i problemi che la Commissione avrebbe dovuto risolvere.
1921 - Balestrieri è a capo di una delle due liste che si battono per l'elezione del Consiglio superiore di Belle Arti. Alla Biennale napoletana espone le acquetinte Preghiera bretone, Récit de chasse, La roulotte, Marca funebre e Paesaggio napoletano.
1922 - Dalle lettere del Maggio 1922 si apprende che Balestrieri, su invito del sindaco di Capri, Edwin Crio, collabora alla realizzazione di un volumetto commemorativo su Vannicola, scomparso sette anni prima. Balestrieri viene eletto socio del Gruppo Romano Incisori Artisti.
1923 - A Capri frequenta Nomellini e Prampolini: di queste amicizie rimane traccia nell'archivio epistolare del pittore. Da questa data comincia la produzione di opere futuriste, i totale non più di una decina e tutte realizzate entr il 1925, ma comunqueesposte negli anni successivi. Alla Galleria Corona di Napoli s'inaugura una personale di Lionello Balestrieri con 150 opere, tra cui i trittici Vita serena e Vanità, i dipinti Cristo, i lavori della metropolitana di Parigi e La toilette de la poupée e il bozzetto de Il pazzo e i savi.
1924 - A Palazzo Venezia a Roma si apre una mostra di acqueforti del Balestrieri al Gruppo Romano Incisori Artisti.
1925 - Balestrieri viene nominato Segretario del Sindacato Belle Arti di Napoli. All'Esposizione internazionale di Arti Decorative di Monza e poi all'Esposizione internazionale di arti decorative di Parigi i lavori dei suoi allievi, e, quindi la sua attività didattica, ottengono grande successo. Tiene una grande mostra antologica di tutta a sua attività alla Galleria Pesaro di Milano, con un catalogo edito da Bestetti e Tuminelli e presentato da Salvatore Di Giacomo.
1926 - Con il gruppo futurista partecipa alla XV Biennale veneziana esponendo Sensazioni musicali e penetrazione. Espone sei quadri alla Compagnia degli illusi a Napoli.
1927 - Espone alla Grande mostra di pittura Futurista a Bologna, alla Mostra d'Arte Futurista Nazionale di Palermo, alla mostra Trentaquattro pittori futuristi alla Galleria Pesaro di Milano, alla Quadriennale esposizione di belle arti di Torino. Scrive l'opuscolo La verità del Museo Artistico Industriale di Napoli.
1928 - Viene nominato Segretario del Sindacato Artisti Meridionali. Espone alla Mostra di Pittura Futurista di Roma e alla Prima Mostra d'Arte del Gruppo Flegreo a Napoli, nel Maschio Angioino. Qui compaiono alcune opere futuriste, tra cui La eggenda di Glauco, I riflettori e Forze concentriche.
1929 - Espone alla Mostra di Arte futurista italiana a Palermo. Entra a far parte e diventa leader del Gruppo degli Ostinati di Napoli, tra cui compare anche il suo allievo e genero Pietro Barillà: l'allontanamento dal futurismo sembra così essere definitivo, visto che questo gruppo di artisti dichiara di ispirarsi ai valori della tradizione naturalistica meridionale dal Seicento alla Scuola di Posillipo. Espone un Autoritratto alla I Mostra d'Arte del Sindacato Fascista Artisti della Campania, di cui egli stesso era stato fondatore e segretario per qualche tempo. Espone un dipinto all'Esposizione Internazionale di Barcellona.
1930 - Espone Chi di voi non ha peccato scagli la prima pietra alla XVII Biennale di Venezia e alla Bottega di Decorazione di Napoli. Espone un Autoritratto alla II Mostra Sindacale di Napoli.
1931 - Partecipa alla Prima Mostra d'Arte Sacra di Napoli. Espone un Autoritratto alla Seconda mostra d'0arte del Circolo Pro Cultura Fascista del Vomero.
1932 - Partecipa alla III Mostra Sindacale d'Arte Fascista a Napoli con un Autoritratto e Gesù e lìAdultera. Tra gli artisti che espongono figura anche Pietro Barillà.
1933 - Completa la stesura dell'autobiografia Una rondine non fa primavera, probabilmente basata su note e appunti che aveva redatto nel corso della sua esperienza a Parigi e Napoli. Da una lettera indirizzata al Conte Giuseppe Volpi di Misurata (Presidente della XIX Biennale di Venezia) e datata 09/08/1933, Balestrieri, che tra l'aktro si lamenta di non essere stoto invitato, ci informa che in quel periodo la Triennale di Milano stava ospitando le opere degli allievi del Museo Artistico Industriale di Napoli da lui diretto. Espone i dipinti Cavalli al lavoro e Deposizione alla IV Mostra Sindacale d'Arte Fascista a Napoli, ancora insieme a Pietro Barillà.
1935 - Espone un Autoritratto, Eva e una Natura morta alla VI Mostra d'arte fascista a Napoli.
1936 - Partecipa alla Collettiva del Circolo Artistico con il dipinto Bohème.
1937 - Lascia la direzione dell'Istituto d'Arte Industriale per la pensione.
1940 - A Napoli, il 27 luglio, muore la moglie Giuditta.
1941 - Dopo i primi bombardamenti di Napoli, Balestrieri lascia la città per ritornare nella natia Cetona, dove continua a dipingere, essenzialmente paesaggi e vedute del suo paese.
1942 - Espone in varie mostre personali a Firenze, a Montecatini e a Chianciano. Partecipa anche a una delle ultime Sindacali tenutasi a Torino.
1951 - Si tiene una Personale a lui dedicata a San Gimignano.
1958 - Lionello Balestrieri muore nella sua casa di Cetona il 28 ottobre.

 

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