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Biografia

Lionello Balestrieri nacque il 12 sett. 1872 a Cetona (Siena) da un modesto muratore, che cercò di far seguire al figlio studi regolari presso l'Istituto di Belle Arti prima di Roma poi di Napoli. Ma il Balestrieri ben presto dové guadagnarsi il pane come decoratore di stanze, unendosi a un decoratore di grido, E. Risi, pur senza tralasciare lo studio della pittura, continuato sotto la guida di Gioacchino Toma.
Biografia generale

Eventi

Per i 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri

La Divina Commedia di Dante Alighieri illustrata da artisti italiani a cura di Vittorio Alinari. Tavola raffigurante Dante e Virgilio davanti alla mistica processione della Chiesa nel canto XXIX del Purgatorio, opera di Lionello Balestrieri, 1902, Biblioteca del Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari

Balestrieri e la Divina Commedia

Pubblicazioni

Pubblicazioni sulla vita e le opere del pittore Lionello Balestrieri volute dalla Fondazione Lionello Balestrieri e dal Comune di Cetona.

 

Pubblicazioni

VIDEO

il Violinista amico di Lionello Balestrieri: Giuseppe Vannicola.  http://www.vannicolagiuseppe.wordpress.com/

 

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Pubblicazioni

Una rondine non fa primavera - autobiografia di Lionello Balestrieri

Una rondine non fa primavera - Ricordi di un pittore romantico.

A cura di Enrico De Nola e Valentina Faudino. Introduzione di Armando Audoli.

Edisai - Ferrara 2006

 

Un'autobiografia è un po' come un autoritratto. Tanto più per un pittore. Non solo, dunque, semplice cronistoria di un'esistenza, ma sopratutto tormentata dipintura di un'anima complessa. Tormentata, la pittura, malgrado la quiete apparente di una pennellata che non si è scostata mai troppo da una certa maniera tardo ottocentesca; e complessa, l'anima inquieta, nonostante il contegno dell'artista abbia sempre tenuto fede a un ostinato pudore per la propria profonda (quanto riposta) irrequietezza. Stiamo parlando di Lionello Balestrieri.
"Perché ho scritto questi ricordi? A dir la verità non lo so neanch'io. Incominciai quasi per ischerzo, come si usa un po' oggigiorno in materia d'arte, e confesso francamente che più di una volta sono stato lì lì per bruciare ogni cosa". Attacca così il racconto autobiografico di Balestrieri. Già, sotto il tono ingannevolmente lieve e scetticamente scherzoso, si cela lo stridio di un ghigno trattenuto; sotto l'apparente dolcezza del ripercorrere una vita e del ricordare le tappe di una più che dignitosa carriera artistica, si avverte - a ben intendere - il retrogusto acre della lucidità e del disincanto. La pacata tragedia della consapevolezza di sé. Lionello Balestrieri è stato sempre fin troppo severo riguardo al proprio lavoro; è sempre stato ossessionato dalla netta sensazione di non esser riuscito ad esprimersi, col pennello, come avrebbe voluto e potuto. [...]
Molte sarebbero ancora le cose da dire su Lionello Balestrier [...]i: ci sarebbe da soffermarsi sul suo apprendistato partenopeo presso il maestro Domenico Morelli, bisognerebbe parlare delle sue passioni e della sua famiglia, ci si dovrebbe soffermare sulle tappe entusiasmanti di una carriera non comune, si potrebbe sgranare il rosario delle difficoltà e delle delusioni di una vita lunga e densa; tanti rapporti, umani e intellettuali, sarebbero da ricordare: quello poetico con Salvatore Di Giacomo, quello toscaneggiante con Giacomo Puccini, quello "politico" con Margherita Sarfatti, quello conflittuale con l'isterico titano del marmo Adolfo Wildt... Ma tutte queste cose - e altre ancora - ve le racconterà in modo vitale e divertente, l'autobiografia di Balestrieri, il pittore prigioniero di un quadro.
Armando Audioli

 Merito particolare dell'Autobiografia di Lionello Balestrieri è offrirci non tanto uno spaccato del passato, quasi remoto ormai che ci sta alle spalle, ma piuttosto un tessuto singolare e inedito del passato stesso. Dall'autobiografia romanzata del pittore del famoso quadro del Beethoven, anzi, vorrei dire grazie proprio al suo carattere romanzato, consono alla moda dell'epoca, ma anche al temperamento del Balestrieri, emerge una storia molto italiana, anche se in gran parte svolta a Parigi. Troviamo infatti una famiglia toscana, originaria della Val di Chiana (nella realtà di tratta di Cetona), composta da un padre, muratore, da una madre, e da un figlio che, fin da bambino, da solo, ha "imbrattato" in modo fantasioso i muri della soffitta di casa; del "palco", secondo il nome tipicamente locale. Ma è proprio la famiglia a comprendere le potenzialità di questa passione, e, cosa davvero straordinaria quando si consideri la sua condizione davvero modesta, a trasferirsi a Roma, per farlo studiare e poi addirittura a Napoli per fargli intraprendere lo studio dell'arte. Neppure a Parigi dove Balestrieri si trova a contatto con grandi artisti italiani che lì vivono e operano, con la novità e l'importanza delle esposizioni e dei salons, e dove vagheggia di seguire anch'egli une vie de boheme, neppure quando raggiunge l'inatteso successo del Beethoven di cui apprendiamo la vera ispirazione e genesi, l'autobiografia perde il suo carattere familiare e italiano. Balestrieri, infatti, è e rimane un uomo di famiglia, sposa una ragazza italana, ha tre figli e anche se bellissime e importanti sono le sue opere dedicate agli artisti e musicisti, e quelle serie di immagini in cui ritornano le beneamate figure di Rodolfo e Mimì, indimenticabili rimangono gli interni familiari, popolati dalla moglie, dai tre bambini, perfino dai giochi e dalle bambole degli stessi figli.
L'autobiografia si rivela dunque come una sorta di specchio e prefigurazione della vita futura del pittore. Caratterizzata, com'è noto, dopo il lungo soggiorno a Parigi, dal suo grande attaccamento all'Italia e la partecipazione attiva alle drammatiche vicende italiane del Novecento.
Angela Bianchini

 Lionello Balestrieri Incisore

Lionello Balestrieri incisore

testo di Emanuele Bardazzi  -  23 Ristampe da lastre originali

Notizie sull'incisione e su una ristampa  -  testo di Giuseppe Mantovani

T.P. edizioni - Città della Pieve (PG) - 2006

Le lastre ritrovate ricordi e aneddoti di Angela Bianchini, colei che ritrovò le lastre nella vecchia casa di Balestrieri a Cetona.

Le lastre incise da Lionello Balestrieri, giustamente riconsegnate agli eredi, e oggi visibili al pubblico, Sigfrido, La pastora, Il treno e tutte le altre si trovavano appoggiate a una parete della soffitta, al terzo piano della casa del pittore. Sembrava che attendessero serenamente di essere scoperte, e assimilarsi così al carattere amabile e aperto della casa, e, forse, di Balestreri stesso. Un personaggio che, con il tempo, si rivela sempre più singolare nel passare da Cetona a tanti altri luoghi ed esperienze: Roma, Parigi, Napoli per tornare poi proprio qui, a rivedere e godere il suo paese, prima di morire. La casa conserva tuttora i segni delle sue varie esistenze, anche se sono privi, a volte, di una datazione precisa che non sia quella acquisita attraverso gli anni. Chi modellò, per esempio, e a quale periodo appartiene quella simpatica mucca che, a muso basso, bruca sulla porta che dà accesso alla sala centrale? A quale paesaggio lacustre si rifà l'ultimo quadro di Balestrieri che si trova tuttora sul grande cavalletto nello studio che guarda l'orto e la montagna? E il tavolo quadrato, con le sedie impagliate, sempre nello studio, dove il pittore, a quanto si dice, un tempo dormiva, serviva per mangiare oppure per scrivere o magari, per tutt'e due? Parte del fascino della casa è il fatto che porta i segni di tante presenze che rimarranno forse per sempre ignote, ma sono vicine e godibili. E mi vien fatto, appunto, di ricordare mia madre, Marcella Levi Bianchini, anche lei pittrice, anche lei presente nello studio con il suo cavalletto e le sue nature morte: avendo scoperto tra i tanti annunci del Messaggero, quello della vendita della casa di Cetona, fu lei a portarmi qui quel giorno di giugno 1965. Venimmo poi insieme a occupare la casa nel settembre di quello stesso anno e per la prima volta ci sedemmo a mangiare nella grande cucina. E, mentre tiravamo fuori dai cassetti  i piatti e le stoviglie che ci erano state lasciate, fu lei a dire: "In fondo, è facile: per stare qui, basta fare come faceva Balestrieri".

 

Dicono di lui

 

Oltre alle pubblicazioni dedicate a Lionello Balestrieri, la Fondazione ha reso possibile altri momenti editoriali di indubbio successo:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fondazione Balestrieri

La Fondazione Lionello Balestrieri è nata nel 1998 con lo scopo di promuovere iniziative culturali, Mostre, Conferenze, Concerti, Presentazione di libri ed eventi. Intitolata al pittore cetonese Lionello Balestrieri (1872-1958) ha esordito con una grande Mostra retrospettiva sulla sua opera e ne ha poi curato il catalogo. Oltre ad alcune riuscite iniziative editoriali e alla presentazione di numerosi libri, nel 2004 ha realizzato la prima edizione di una Biennale di pittura che ha coinvolto più di cinquanta artisti.
Il Comune, che ha partecipato alla sua istituzione, ha formalizzato una stretta collaborazione con la Fondazione Balestrieri, regolata con apposita convenzione. Il Presidente attuale è Massimo Mercanti. Tra i suoi promotori la nipote del pittore Lidia Barillà (a sua volta artista: i suoi arazzi realizzati con una tecnica innovativa hanno per soggetto paesaggi toscani), lo storico Rosario Villari (il primo Presidente), la scrittrice Angela Bianchini...

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